Può sembrare inopportuno, quasi irrispettoso, annunciare che “l’Eden è qui” quando abbiamo due guerre alle porte di casa. E allora mi piace citare un bello scambio avvenuto nella chat dei rappresentanti IES, in cui Lia Naor, che rappresenta Israele, ha raccontato del punto di incontro creato da lei, tutto formato da volontari, per accogliere i superstiti e i traumatizzati dai terribili eventi del 7 ottobre, con attività creative che ricalcano i workshop realizzati al convegno IES. Nella chat è stata espressa la speranza che lo stesso servizio diventi possibile in tutte le situazioni di conflitto; e qualcuno ha perfettamente sintetizzato: “quando l’umanità fiorirà all’amore, sarà possibile”.

E allora davvero se una persona da sola ha potuto creare un tale evento di guarigione, allora sì,l’Eden è davvero qui e la meta, la meta è capire che fiorire all’amore è possibile. Nel qui e ora. Sempre.

Perché noi siamo molto più di quanto crediamo di essere. “La nostra individualità è un’illusione ottica della coscienza” ha lasciato detto Albert Einstein, in una frase che è possibile acchiappare con la mente, ma che si rivela nella sua pienezza solo in quell’istante di grazia in cui la mente riusciamo oltrepassarla. Ci sono momenti, frazioni di tempo senza tempo, infatti, in cui riusciamo a cogliere, con tutto noi stessi, la preziosità di quanto ci circonda e l’immenso margine di libertà che abbiamo. Viviamo in una palestra a cielo aperto, in cui possiamo dare noi il senso a quanto succede e ci succede e scegliere come rispondere.

Per anni, da psicologa, ho pensato che fosse una questione di allenamento, di esercizio, di forza di volontà… Dopo tanti anni di lavoro su di me e con gli altri mi sto rendendo conto che c’è un qualche cosa che trascende la nostra volontà personale, c’è un qualche cosa che a un certo punto si palesa e la nostra scelta consiste semplicemente nell’allargare le braccia e il cuore… oppure no. Tutto quello che facciamo ha una sua utilità; come il giardiniere, che prepara il terreno, che ne predispone la corretta irrigazione, che toglie quanto ostacolerebbe l’emergere di una nuova vita, e poi pianta il seme. A questo punto, però, il giardiniere può solo custodire, nutrire e pulire quel pezzo di terra, non ha nessun potere sul processo. Quando sarà il suo momento, il seme germoglierà e porterà nel mondo la bellezza di cui è portatore. E questo mi dà speranza per l’augurio fatto all’umanità di “fiorire all’amore”.

Ecco, crescita personale è questo, è l’arte di interagire armonicamente con la terra che ci è data in gestione – il nostro corpo – con il nostro spazio vitale, con le relazioni in cui il nostro essere e agire si interseca, con i limiti e l’opportunità del tempo e del luogo in cui siamo nati e in cui ora siamo. Crescita personale è l’arte di vivere bene questa esperienza terrena e terrestre, consapevoli… che è breve. Breve e potente nelle sue sfide, proprio perché questa sua finitezza ci obbliga a scendere in campo ogni giorno di nuovo per quello che siamo venuti qui a fare, per i nostri valori, per la nostra visione di come potrebbe diventare questo Pianeta se davvero ci affidassimo tutti a come lo sogniamo invece che a come ci rassegniamo a ignorare.

  • La nostra mente è un ordigno meraviglioso e terribile. Se non ne prendiamo in mano le redini agisce in automatico e si abbandona alla consuetudine, segue il flusso di una maggioranza acritica. Il nostro cuore è un organo sensore per eccellenza ma nessuno ci insegna a direzionarne le potenzialità.
  • Le emozioni sono sempre vere, ma non sempre giuste, vanno conosciute, riconosciute, canalizzate e, se non è possibile esprimerle in altro modo, danzate, cantate, messe in versi.
  • Il nostro corpo… il nostro corpo è un tempio, è quello che ci permette di esplorare e sentire la realtà condivisa, è frutto di più di 3 miliardi di anni di evoluzione, dalle alghe azzurre alle foreste del carbonifero, dai dinosauri alle balene, ogni forma di vita sulla Terra ha contribuito a far nascere questa struttura versatile con cui scorazziamo nel mondo.
  • … e molto altro, che sui manuali di anatomia e di psicologia ancora non figura. Il nostro Sé, per esempio, la scintilla di stelle che custodiamo in profondità, così come il nucleo incandescente che brilla al centro del nostro Pianeta.

Siamo in evoluzione, stiamo costruendo le connessioni tra testa e cuore, tra cuore e pancia, tra pancia e anima, che sono quelle che ci permettono di diventare costruttori di connessioni anche attorno a noi.
Chi mi legge da tempo, lo riconoscerà… dico sempre le stesse cose. Ma ogni volta la linea dell’orizzonte si sposta un passettino più in là. La rivoluzione che ci aspetta, come singoli e come specie, è tale da far considerare con commiserazione gran parte della storia attuale e che ci ha preceduti, come l’eohippus, goffo e grande quanto un cinghialetto, sta oggi al cavallo.

Siamo una specie in evoluzione e noi oggi siamo al varco tra un’umanità che ha frainteso il senso della cacciata dall’Eden prendendola per punizione, senza cogliere il malizioso sorriso sotto i baffi – se il Dio della Bibbia ha la barba bianca avrà pure i baffi, naturalmente – e un’umanità che sta scoprendo che siamo creatori di senso, e che abbiamo dovuto convincerci di avere lasciato l’Eden proprio per scoprire e attivare questa nostra prerogativa. Perché noi, noi siamo Vita in evoluzione, siamo Gaia in azione, ma… dobbiamo risvegliarci, uno per uno, a questa consapevolezza. È la regola del gioco. Questa competenza, non può esserci data di default, va conquistata. E allora ci sarà il salto di qualità “da Ego a Eco” in cui ci riconosceremo allo stesso tempo, in due diversi livelli di coscienza che possono e devono interfacciarsi co-creativamente – materia e spirito, finito e infinito, personalità e anima – per scoprire che è nella qualità delle interazioni che l’Eden si manifesta. È sempre stato qui, siamo noi che possiamo imparare a ritrovarlo consapevolmente, a respirare la vita, a crogiolarci nella sua bellezza e a dare il giusto tempo, nella nostra quotidianità, alla Natura, all’arte, alla musica, all’incontro e scambio con gli altri. La vita è da vivere nella gioia e la gioia è uno stato di coscienza. Alla nostra portata.

 

P.s.
Ringrazio i diversi amici che hanno contribuito, con le loro suggestioni e riflessioni, a questo scritto di getto, in una gloriosa e limpida giornata d’autunno, in cui la ricezione dal… platonico mondo delle idee è più facile. 😉

P.p.s. E ringrazio “Il Sentiero dei sette incanti“, e lo splendido team con cui il progetto nasce e si dispiega, che mi sta accompagnando a far emergere e condividere intuizioni e percezioni antiche.


Marcella Danon
Ecopsicologa, direttrice di Ecopsiché
Editoriale dicembre 2023 – Ecopsicologia NEWS

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