Un proverbio scozzese recita: “non si dà una spada a chi non sa danzare”, ricordando che il concetto di guerriero insito nella nostra cultura nativa europea è quello di membro attivo e operativo nella società, al servizio del clan, della comunità. In attacco o difesa, quando serve, in cura di vedove, orfani e anziani, quando è questo quello che il momento richiede.

Molti arrivano a Celtica, inebriati dal mito del guerriero e vestono uno sguardo altero, oltre che un abbigliamento riccamente evocativo delle popolazioni che a scuola ci hanno insegnato a definire barbare. A poco a poco, si riconnettono invece, col cuore di queste tradizioni, molto legate alla vita, alla Natura e al valore dell’appartenenza a un gruppo, in un modo non più solo apparente, ma sostanziale, dove la forza include la tenerezza e il potere la responsabilità.

Questa tradizione, che fa profondamente parte delle nostre radici non è persa, per quanto radicali siano stati i tentativi di soffocarla e distruggerla, sino a negarne la memoria. Non è persa perché, come in un mito cosmogonico, qualcosa è andato a ripescare gli ultimi echi di queste tradizioni lontane – ma neanche troppo –  e ha ridato a loro nuove voci, nuovi luoghi, un nuovo tempo. Questo “qualcosa” è stata la musica, perché Alain Stivell, cantautore e arpista francese, con una ricerca etnografica e musicale, ha reso possibile la rinascita di un filone che rilancia la variegata tradizione celtica.

In Italia è stato il musicista e compositore Vincenzo Zitello il primo ad adottare l’arpa celtica come strumento per composizioni sia tradizionali, sia nuove, ispirate al mondo celtico. Ed è lui che ha accompagna il festival Celtica sin dalla sua prima edizione in Val Veny, ai piedi del Monte Bianco, ogni anno, da 22 anni, con la ormai mitica salita al Lac du Miage, con un concerto d’arpa a 2000 metri e con altri eventi musicali al cuore della manifestazione.

Torniamo a chi arriva a Celtica per la prima volta, vestito di tutto punto con kilt, cinturone in pelle con appeso un corno in cui bere, e segni blu sul viso, come quelli che nei film si vedono sulle comparse che impersonano i Pitti, feroci guerrieri di oltre il Vallo di Adriano (l’odierna Scozia)  con la pelle ricoperta di tatuaggi, temuti dai soldati Romani… la sorpresa inizia fin all’arrivo “non ci sono estranei qui, solo amici che non abbiamo ancora incontrato”.

La gentilezza è la nota dominante, a partire dai 190 volontari che hanno reso possibile la manifestazione; “realizzatori di sogni” verranno definiti da questa edizione in poi. Il festival, sin dalla sua entrata, in una cornice mozzafiato di larici svettanti contro cime imponenti incappucciate di neve, è un tripudio di colori, di forme e di profumi.

Il benvenuto lo danno gli artigiani, accuratamente selezionati, che ripropongono arti tradizionali con buon gusto e maestria, gioielli e monili, abbagliamento celtico, manufatti in cuoio, coroncine di fiori, creme e saponi, dolci e libri, piccoli gnomi e elmi cornuti… sembra di entrare nello scenario de Il signore degli anelli, nella prosperosa città di Minas Tirith.

E poi, e poi c’è la musica, onnipervadente, rievocazioni storiche con cornamuse e arpe – le arpe fanno da regine in tutta la mafestazione – e costumi, palchi con concerti in diversi momenti della giornata, sino agli attesi concerti serali che fino al cuore della notte propongono gruppi italiani e stranieri, con canti, danze, contaminazioni musicali tra il folk e il rock, cori valdostani e composizioni fatte ad hoc per la manifestazione.

Sono stati 250, nell’ultima edizione di celtica, i concerti, attività, animazioni, conferenze, giochi e passeggiate. Quattro di questi, sono stati workshop condotti dallo staff di Ecopsiché – Scuola di Ecopsicologia: “Ricarica verde”, per approfondire le conferme della psicologia ambientale e della medicina forestale sui benefici della natura e sperimentare la meditazione camminata; “Green Coaching”, per assaggiare pratiche di risveglio della leadership personale in collaborazione con la natura; “Sincronicità e destino”, per imparare a riconoscere coincidenze significative; e “Cinque sensi e oltre”, per potenziare i canali percettivi e mettersi meglio in relazione col mondo di cui siamo parte.

Questa ultima edizione appena conclusasi, dal 5 all’8 luglio 2018 sopra a Courmayeur, ha avuto 13.000 presenze, seminando intorno a sé, ancora una volta, non certo una nostalgica rievocazione del passato, quanto una propositiva spinta volta verso il futuro, per ricordare le nostre radici biologiche, citando l’ecologo, Giuseppe Barbiero, e le nostre radici storiche. “Celtica è un’illuminazione di massa!” ha affermato con entusiasmo e ispirazione Riccardo Taraglio, l’ ideatore della manifestazione, insieme a Laura Plati e ai membri del Clan dell’Orsa Clan. Celtica è una palestra di relazioni ecologiche, si potrebbe dire, usando il linguaggio dell’Ecopsicologia, è un’occasione per scoprire che si può gestire  con delicatezza e gentilezza la relazione con il proprio prossimo e con l’ambiente naturale. Migliaia di persone al Bosco del Peuterey… e non c’era una cartaccia in giro, tutti i partecipanti erano responsabilizzati e coinvolti, la raccolta differenziata è stata messa in atto alla perfezione, sino all’ultima posata.

Famiglie e bambini sono stati i protagonisti di questa edizione, con una quantità enorme di giochi, spazi e attività appositamente pensate per i più piccoli, incluso un bosco incantato con entrata riservata solo ai piccoli.

Anche i guerrieri più agguerriti hanno saputo ritrovare qui una loro identità profonda, legata alla custodia del clan, della famiglia, prima che alla espressione di forza fine a se stessa. Quella celta è la tradizione antica europea per eccellenza, che ha saputo trovare un equilibrio costruttivo tra la tradizione della cosiddetta Europa Antica, quella paleolitica, costruttiva, creativa, paritaria, improntata da una spiritualità al femminile, incentrata sulla terra come madre, e la tradizione successiva, giunta 5000 anni fa dalle steppe della Mongolia, con tradizioni patriarcali, guerriere e un pantheon maschile.

Fino alla conquista della Britannia da parte dei romani e al consolidarsi del Cristianesimo in tutta Europa, quella celta era una mentalità fortemente libertaria e affettiva allo stesso tempo, improntata da autonomia, individuale e di gruppo, intensa attività artistica e commerciale, parità di diritti tra uomini e donne e una religiosità fortemente legata alla Natura… i templi erano i boschi sacri e il druido era il tramite tra la dimensione originaria  e quella straordinaria, una dimensione, allora, molto più frequentata.

Protagonista è stato, anche qui a Celtica, il bosco stesso, l’unica foresta planiziale italiana, con larici antichi e altissimi, che sembravano accompagnare danzando i concerti e i discorsi, che sembravano seguire con curiosità e benevolenza questo evento umano, ormai ricorrente che anche in loro deve aver destato antiche memorie!

Il successo di questo festival ogni anno cresce sia nel numero delle presenze che nella qualità e qualità delle proposte, diventando un appuntamento immancabile per chi si impegna – ognuno nel suo ambito e coi suoi strumenti e mappe – nel consolidare nuove vie in cui si affondano radici profonde per poter svettare verso l’alto, come persone, società, specie su questa bella Terra verde e azzurra. Celtica è un festival nella Natura, un connubio di modernità e antichi rituali, musica e sapere, arte e tradizioni che si è chiusa con l’augurio di riabbracciarsi per la 23a edizione dal 4 al 7 luglio 2019.

Noi ci saremo, anche come Ecopsiché – Scuola di Ecopsicologia: vi aspettiamo!

Green Coaching a Celtica 2018

Il sito e il programma della manifestazione

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